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Update Sezione3.md authored Nov 27, 2025 by Fabio Castelli's avatar Fabio Castelli
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......@@ -6,36 +6,8 @@ Pur essendo definiti, secondo le metodologie descritte ai capitoli precedenti, e
- La simulazione del comportamento dell’opera per la riduzione del rischio residuo, finalizzata alla valutazione dei benefici comunque attesi per la sicurezza idraulica del territorio, a valle o circostante, in caso di eventi di magnitudo superiore a quelli di progetto.
- La valutazione dell’interazione dell’opera con i sistemi di difesa non strutturale presenti sul territorio (e.g. sistemi di allertamento) e la specifica delle informazioni e dei protocolli di sorveglianza e comunicazione in corso d’evento, eventualmente necessari per una ottimale integrazione con il sistema di protezione civile e di gestione delle emergenze.
## 3.1. Definizioni generali
[## 3.1. Definizioni generali](./guida/Sezione3_1.md)
### 3.1.1. Rischio
Con il termine rischio ci si riferisce, per brevità, al concetto di **rischio atteso**, cioè il valore potenziale atteso (in termini probabilistici) della perdita conseguente ad una determinata tipologia di evento pericoloso. Per potere essere stimato, il rischio deve essere innanzitutto specificato in termini di:
- Il pericolo che dà origine al rischio (e.g. alluvioni, frane, terremoti, ...)
- La tipologia di elementi esposti al rischio (e.g. popolazione, beni monetizzabili, infrastrutture, beni culturali, ecosistemi, ...)
- Il contesto e la scala geografica (e.g. sezione censuaria, comune, bacino, regione, ...)
- Il contesto e la scala temporale (si veda il capitolo su probabilità e tempo di ritorno)
L’equazione più comunemente usata per la stima del rischio per fenomeni pericolosi di tipo 'naturale' di è quella di Varnes, formalizzata da David J. Varnes nel 1984 nel contesto della classificazione dei movimenti di massa. Questa equazione rappresenta un modello concettuale per la stima quantitativa o semi-quantitativa (in funzione delle informazioni a disposizione) del rischio naturale. Essa viene espressa nella forma generale:
$$R = H × V × E$$
dove:
$R$ è il **rischio atteso**, ovvero la misura della perdita (umana, economica o ambientale) potenziale dovuta a un evento pericoloso;
$H$ (Hazard) è la **pericolosità**, ovvero la probabilità che un evento naturale (es. frana, colata detritica, ecc.) si verifichi in un dato luogo e periodo di tempo;
$V$ (Vulnerability) è la **vulnerabilità**, che rappresenta il grado di danno atteso a specifici elementi esposti, in funzione della loro resistenza e del tipo/intensità dell’evento;
$E$ (Exposure) è l'**esposizione**, che indica la presenza, quantità e valore degli elementi esposti (popolazione, infrastrutture, beni culturali, ecosistemi).
Questa formulazione è alla base delle moderne analisi di rischio idrogeologico e territoriale, e consente di disaggregare il rischio in componenti analizzabili singolarmente con approcci sia deterministici che probabilistici: il danno atteso in un certo scenario $V×E$ e la sua probabilità $H$.
### 3.1.2. Rischio residuo
Anche a seguito delle realizzazione di un'opera di difesa, si assume normalmente che questa sia progettata al fine di mitigare il rischio, cioè diminuire il danno $V×E$ atteso per un certo livello di probabilità $H$, o al più annullare tale danno per tutti gli scenari di pericolosità $H \lt H_{prog}$, dove $H_{prog}$ è la pericolosità di progetto (e.g. $H_{prog}=1/200$ ). Si definisce quindi come __Rischio Residuo__ il rischio valutabile tenendo conto della presenza dell'opera (rischio _ex post_) e della sua efficacia di riduzione del rischio in assenza dell'opera (rischio _ex ante_). Per definizione, il __Rischio _Risolto__ sarà pari alla differenza fra il rischio _ex ante_ e il rischio residuo.
## 3.2. Metodologie di calcolo
......
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