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# 2. Eventi pluviometrici di progetto su base storico-fenomenologica e proiezioni di c. c.
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In questa sezione viene delineata la procedura per la determinazione di eventi pluviometrici di progetto, superando non solo i problemi di stima non stazionaria della loro magnitudo (capitolo precedente), ma anche le forti limitazioni e larghe arbitrarietà del tradizionale approccio basato su eventi sintetici. Tale innovazione è possibile grazie alla ormai consolidata disponibilità di serie pluviometriche continue più che ventennali a risoluzione sub oraria su un numero sufficiente di punti di misura tale da consentire analisi anche spaziali.
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La nuova procedura affronta in particolare i seguenti punti:
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- L’utilizzo di librerie di scenari *what if* statistici già predisposti (vedi più avanti), da cui selezionare uno o più scenari in funzione di zone climatiche, finalità del progetto, dimensione del bacino idrografico ecc. ecc.
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- Il metodo per riscalare, in maniera proporzionale omogenea, i campi di pioggia degli scenari selezionati in modo da renderli, in termini probabilistici, aderenti ai calcoli delle analisi di probabilità specifiche del progetto effettuate secondo i criteri di cui alla sezione 1; a seconda della tipologia di progetto, le probabilità da soddisfare nel riscalamento potranno riguardare intensità locali e media areali su specifiche durate, o probabilità congiunte su più punti, aree o durate (ad esempio, per la progettazione di una cassa di espansione all’interno di un piano complessivo di più opere, potrà dover essere valutata la risposta rispetto anche ad eventi critici per l’intero bacino a valle).
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- Il metodo per specificare, secondo le informazioni ancillari degli scenari di pioggia presenti nella libreria *what if*, le condizioni iniziali di bagnamento da considerare nei calcoli della trasformazione afflussi-deflussi per la stima degli idrogrammi di piena.
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## 2.1 Procedura generale
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Da un lato le istanze legate ai cambiamenti climatici, dall'altro la disponibilità di nuove quantità di dati, pongono sia necessità che opportunità di superare le semplificazioni inerenti la scelta di ietogrammi sintetici di progetto. Esistono infatti in letteratura una varietà di approcci alla definizione di ietogrammi sintetici, senza che sia mai stato sufficientemente chiarito quali siano i pregi e i difetti dell'uno rispetto all'altro e senza che ci siano quindi linee guida con lascino la scelta alla sola responsabilità e sensibilità del progettista. Tali ietogrammi, fra l'altro sono specificati solo come andamento temporale, e la loro appliacbilità a bacini di una certa dimensione o nel contesto di modlelistica idrologica distribuita lasci ancora ampi margini di incertezza e discrezionalità. L'utilizzo delle cosiddette *funzioni di riduzione all'area* risolve in maniera assolutamente marginale il problema della complessa distribuzione spaziale delle piogge durante eventi intensi che possono interessare aree con climatologia e geomorfologia molto diversificata.
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Negli ultimi anni, nella valutazione della pericolosità di eventi pluviometrici intensi, trova applicazione sempre più frequente l'applicazione dei cosiddetti **scenari what if**, in cui la potenziale pericolosità idraulica di un bacino viene valutata esplorando l'ipotesi che un evento particolarmente intenso, magari registrato in un bacino limitrofo, avrebbe potuto invece colpire il bacino in esame. Tale ipotesi viene normalmente supportata da una qualche analisi meteorologica esperta che validi la possibilità che l'evento registrato sul secondo bacino avrebbe verosibilmente potuto colpire anche il primo. Questo tipo di analisi consente di superare in maniera 'fisicamente basata' le sopra richiamate limitazioni degli ietogrammi sisntetici di progetto rispetto alla verosimiglianza delle distribuzioni psazio-temporali dell'intensità di pioggia all'interno di un certo evento.
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Una forte limitazione dell'uso dell'approccio **what if** nei calcoli di progettazione risiede nel non poter specificare 'da progetto' il tempo di ritorno, che risulta vincolato essere pari a quello dell'evento preso a scenario di riferimento. Per superare questa limitazione, viene qui proposto un approccio denominato **statistical what if**, in cui l'analisi statistica degli estremi idrologici viene utilizzata per rimodulare le intensità di pioggia di un evento-scenario di riferimento, lasciandone inalterate le distribuzioni spaziali e temporali (a meno di traslazioni rigide, come spiegato più avanti), in maniera da ricondurlo ad essere caratterizzato da un preciso tempo di riotrno (o affidabilità, crf. Sezione 1) di progetto.
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